La strategia di segmentazione di Rossopomodoro
Rossopomodoro, lancia rosso Molino, format di ristorazione, e pizzeria, premium che aggiunge valore all'esperienza dei ristoranti Sebeto. Dopo il lancio del format QSR "il Forno", questo appare come un completamento della strategia di segmentazione del gruppo verso un prodotto di fascia alta.
10/15/20261 min read


Rosso Molino è il nuovo brand casual dining premium di Sebeto.
Dopo Rossopomodore e Il Forno, continua l’attività di segmentazione dell’azienda che per prima ha creduto che la pizzeria potesse diventare una catena e che, di fatto, ha contribuito a creare un mercato che oggi conta decine di brand pronti a ripercorrerne la strada.
Dopo un evidente periodo di stanca del brand Rossopomodoro e anni di indecisione sul posizionamento, che hanno portato il marchio a rallentare la propria corsa nel tentativo di essere tutto: qualità ma anche prezzo, pizzeria ma anche cucina, high street ma anche centro commerciale, oggi, con il nuovo corso e l’ingresso di Spoon Brands, sembra finalmente esserci maggiore chiarezza.
Target diversi, posizionamenti diversi? Sì. Ma con brand diversi.
Forse emerge finalmente la consapevolezza che voler essere tutto porta inevitabilmente a diluire la propria identità e, nel tempo, a snaturarla e che cercare di mantenere il piede in più scarpe, anche quando i numeri sembrano suggerire una direzione diversa, può generare importanti problemi di efficienza.
Da ex franchisee di Rossopomodoro, sono sempre stato, ad esempio, un sostenitore della corrente che spingeva per un ridimensionamento della cucina.
Una cucina che rappresentava una contraddizione interessante: pur incidendo per circa il 20% del fatturato vs un 80% di pizzeria, poteva essere considerata l’origine e la responsabile di una quota molto più ampia della complessità e delle inefficienze operative.
Con Rosso Molino la cucina sembra finalmente trovare uno spazio e un’identità propri.
Sono molto curioso di vedere come evolverà il progetto e, soprattutto, se questa nuova architettura di brand riuscirà a tradursi in maggiore semplicità operativa, chiarezza di posizionamento e scalabilità.
Per ora, però, mi sento di dire che la scelta potrebbe essere quella giusta.
Perché a volte, per crescere, non serve fare di più. Serve semplicemente fare meno cose, ma farle molto meglio e sotto il cappello giusto
