Personal Brand e ristorazione
Il Personal brand può determinare il successo di un progetto di ristorazione nel medio periodo e su una prospettiva di scala?
9/12/20261 min read


Un personal brand può scalare un business di ristorazione?
Il caso Max Mariola dice di no (a quanto sembra). Almeno nel caso in cui il personal brand è davvero l'unico forte elemento identitario del o dei brand.
Max Mariola si trasferisce a Bali. Ufficialmente per "vivere più rilassato". Ma la tempistica racconta un'altra storia.
In meno di due anni ha aperto tre location a Milano: Max Mariola Brera, Max Mariola Bistrot, Osteria da Fiorella in Duomo e una a Napoli.
Il Bistrot di Corso Garibaldi ha chiuso quasi subito. Oggi resta aperto solo il ristorante di Brera, il primo e più iconico.
Non è un caso isolato. È il limite strutturale dei business costruiti intorno a un personaggio: più location apri, più il fondatore deve "presidiarle" tutte, e più il format perde l'unica cosa che lo faceva funzionar, lui.
La domanda che mi faccio non riguarda Bali, riguarda Brera: i clienti continueranno a pagare 30€ per una carbonara se non sarà Max a farla davanti al loro tavolo?
Ovviamente non tutti i Personal Brand sono uguali tra loro. Ci sono creator che pur caratterizzandosi come fortemente rappresentativi del proprio brand cercano comunque di dare a quest'ultimo vita ed identità proprie, passando ad esempio per una forte caratterizzazione di prodotto. E' il caso di Mocho con Meat Crew e ora con Fat Slice.
Se stai pensando di costruire un locale intorno a una persona, te stesso o uno chef, questa è la domanda da farti prima di aprire la seconda location, non dopo.
Personal brand e scalabilità possono convivere, o sono per natura in conflitto? Mi interessa il vostro punto di vista, soprattutto di chi ha provato a farlo.
